Questa sera alle 22:20 saranno 6 anni che Matteo ha preso una strada diversa da quella che la vita dovrebbe riservare ad un bambino. E’ passata un eternità ormai.
Questa storia d’amore e speranza prima, di dolore e rabbia poi è iniziata il 12 novembre 1998 ed è terminata il 19 maggio 2003.
Da quella sera in cui la nera signora mi ha solo sfiorato il collo, ma mi ha atomizzato il cuore ho vissuto smarrimento e shock, poi ansia, rabbia, dolore, poi divisioni profonde fra quello che suggeriva la mia testa e quello che pretendeva la mia pancia, sino ad arrivare a quella che ora si può chiamare “malinconia”.
C’è stato un momento in cui non uscivo in poggiolo perché avevo paura che stando lì avrei potuto cercare di trovare il mio Matteo; prima il mio/suo blog, poi l’impegno verso i miei “scoutini” e infine tutti i bambini di cui mi sono subito circondato in mille luoghi, e perché no anche l’istinto di sopravvivenza, mi hanno tolto questa paura e mi hanno fatto capire che non sarebbe stato giusto farlo né per me che avevo tanto da dare e dire, né per chi era qua e ci teneva a me, ma soprattutto per Matteo che senza saperlo mi aveva profondamente cambiato.
Alla sua nascita avevo pensato di aver fatto un salto di livello, proprio come nei videogiochi quando raggiungi “il potere dell’onnipotenza” e pensi che qualsiasi cosa possa accadere tu possa prevenirla o sconfiggerla. Poi scopri che sei arrivato ad un livello in cui il mostro è comunque più forte, più veloce di te e questo ti smarrisce, non riesci a crederci e allora ti arrabbi: con te stesso per non esserti impegnato di più, col gioco e le sue regole prive di comprensione per noi umani.
Qualcuno dice che un lutto può anche diventare un occasione; magari non averle certe occasioni sarebbe meglio; sembra però che non si possa scegliere.
In questi anni da papà orfano, passati a sopravvivere prima e a trovare una ragione per vivere poi, sempre più spesso mi scopro a ridere di nascosto e a gioire guardando la tenerezza di qualche bimbo che mio non é.
Il mio bimbo mi manca tanto; non so se un giorno lo rivedrò e non credo abbia molta importanza perché la gioia del calore di un abbraccio, del suono della sua risata non potrà mai essere sostituita da altro. Nonostante tutto non rinuncerei mai a quello che ho provato in quei 4 anni e mezzo perché è la più umana ragione che un uomo possa avere per vivere.
PQ
Come stai?
Non ho voglia di rispondere ai "come stai",
perchè mi fa mettere davanti al mio malessere che invece cerco in tutti i modi di filtrare, di tenere basso;
preferisco
"fare surf sulle emozioni che riesco ancora ad avere"
sperando che la tempesta che sempre è arrivata e quasi sicuramente sempre arriverà,
ritardi più possibile.