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venerdì, agosto 21, 2009

Ritorno da Campo Friuli L'Aquila

Sono a casa da una settimana, ma a L'Aquila ci ritornerei volentieri; forse in questa esperienza ho avuto fortuna sotto tutti i punti di vista.

Sono stato a L'Aquila città, ho visto le macerie; non facevano troppo effetto erano solo pietre cadute.
Poi ho visto un quaderno di appunti, un palloncino, dei vestiti, .... un bavaglino. Mi si sono arrossati gli occhi e mi sono chiesto se c'era in giro un bambino fortunato che si sarebbe sporcato di pappa la maglietta o se c'era un angelo sfortunato di più in cielo. Non lo saprò mai.
La sera al campo ho cercato di vedere una stella cadente; nulla da fare troppi lampioni accesi; due desideri li ho fatti ugualmente: il primo non si avvererà mai, il secondo è stato che una persona per me molto importante e che non c'è più potesse vedere me e le cose che mi aveva donato.

Una è la speranza di un luogo e una vita migliore, l'altra è la forza di provarci.
La speranza però bisogna volerla cercare, bisogna avere gli occhi aperti per cercare proprio lei.

Spesso qualcuno mi dice -Bisogna conoscere quello che accade nel mondo, bisogna essere informati su quello che sbaglia il premier, su quello che sbaglia il banchiere, su quello che sbaglia..., guarda quella trasmissione e allora capirai-
E' vero, bisogna conoscere:
bisogna conoscere ... "triestini" e "friulani" che si pigliano in giro in dialetto mentre assieme lavano i bagni, bisogna conoscere 20enni e 50enni che scherzano mentre assieme senza differenze di età danno una mano, bisogna conoscere l'Italia che FA.
E di questa Italia ne ho vista  tanta.
Io ho visto un campo vero non una trasmissione televisiva; ho trovato amicizia, voglia di lavorare, scambi di emozioni e perché no, anche tanta allegria.
Al campo oltre ai materiali abbiamo portato noi stessi;
li abbiamo trovato altre persone, alcuni hanno avuto voglia di dare loro stessi e anche se "fisicamente" solo per una settimana, mi sono sentito:
nel luogo giusto,
al momento giusto,
con le persone giuste.

Forse ho avuto fortuna di trovare un eccezzione, forse senza saperlo avevo chiesto un terzo desiderio, o forse ... è questa la vera Italia.

martedì, maggio 19, 2009

Questa sera alle 22:20 saranno 6 anni che Matteo ha preso una strada diversa da quella che la vita dovrebbe riservare ad un bambino. E’ passata un eternità ormai.

 

Questa storia d’amore e speranza prima, di dolore e rabbia poi è iniziata il 12 novembre 1998 ed è terminata il 19 maggio 2003.

Da quella sera in cui la nera signora mi ha solo sfiorato il collo, ma mi ha atomizzato il cuore ho vissuto smarrimento e shock, poi ansia, rabbia, dolore, poi divisioni profonde fra quello che suggeriva la mia testa e quello che pretendeva la mia pancia, sino ad arrivare a quella che ora si può chiamare “malinconia”.

 

C’è stato un momento in cui non uscivo in poggiolo perché avevo paura che stando lì avrei potuto cercare di trovare il mio Matteo; prima il mio/suo blog, poi l’impegno verso i miei “scoutini” e infine tutti i bambini di cui mi sono subito circondato in mille luoghi, e perché no anche l’istinto di sopravvivenza, mi hanno tolto questa paura e mi hanno fatto capire che non sarebbe stato giusto farlo né per me che avevo tanto da dare e dire, né per chi era qua e ci teneva a me, ma soprattutto per Matteo che senza saperlo mi aveva profondamente cambiato.

 

Alla sua nascita avevo pensato di aver fatto un salto di livello, proprio come nei videogiochi quando raggiungi “il potere dell’onnipotenza” e pensi che qualsiasi cosa possa accadere tu possa prevenirla o sconfiggerla. Poi scopri che sei arrivato ad un livello in cui il mostro è comunque più forte, più veloce di te e questo ti smarrisce, non riesci a crederci e allora ti arrabbi: con te stesso per non esserti impegnato di più, col gioco e le sue regole prive di comprensione per noi umani.

 

Qualcuno dice che un lutto può anche diventare un occasione; magari non averle certe occasioni sarebbe meglio; sembra però che non si possa scegliere.

 

In questi anni da papà orfano, passati a sopravvivere prima e a trovare una ragione per vivere poi, sempre più spesso mi scopro a ridere di nascosto e a gioire guardando la tenerezza di qualche bimbo che mio non é.

 

Il mio bimbo mi manca tanto; non so se un giorno lo rivedrò e non credo abbia molta importanza perché la gioia del calore di un abbraccio, del suono della sua risata non potrà mai essere sostituita da altro. Nonostante tutto non rinuncerei mai a quello che ho provato in quei 4 anni e mezzo perché è la più umana ragione che un uomo possa avere per vivere.

 

PQ

mercoledì, gennaio 02, 2008

Nostalgia

buio sul palcoscenico
buio riacceso da 100 e più luci che scendono ritmicamente dal monte

buio nella notte
buio riacceso da miliardi di piccole stelle: di cui una sei tu

buio nel mio cuore
buio riacceso dal ricordo del tuo sorriso

le lacrime, non viste dagli altri, scendono ritmicamente sul mio volto
nostalgia, tristezza, ma anche il ricordo di tanto amore
buio riacceso dal desiderio di poter riprovare le stesse cose

Quest'anno ho avuto la possibilità di andare in montagna con due vicine di casa e i loro tre figli.
L'aria frizzante, il fatto che non sciavo da più di 10 anni e avevo voglia di riprovare, le belle giornate di sole; un entusiasmo ed una carica che non provavo da tempo si sono fatti risentire.
Sono stati 4 giorni piacevoli. L'ultimo dell'anno, al pomeriggio, c'è stata una fiaccolata in paese; ad un certo punto il vin brulé? la musica? non lo so, ma mi sono ritrovato ad avere voglia di ballare. Mi sono sentito vivo. Poi le luci si sono spente per la fiaccolata e sopra di me una prateria di stelle illuminava un cielo terso come trovi solo in montagna. Un momento magico, che però mi ha fatto sentire la mancanza della persona con cui avrei voluto più di tutti condividere quel momento.
Questa volta non erano lacrime di rabbia, era solo... nostalgia.

venerdì, novembre 09, 2007

Un uomo, vorrebbe cambiare la moglie a sua immagine e somiglianza
Una donna, vorrebbe cambiare il marito a sua immagine e somiglianza

Un figlio, senza volerlo, li cambia entrambi e sempre in meglio


giovedì, novembre 01, 2007

Fazzolettone scout


 
3 estati fa ho fatto il mio primo campo scout da CAPO e mi sono sentito orgoglioso di quello che avevo fatto.
Durante il campo avevo preparato un "fermafazzolettone" in legno con scritto sopra "oggi più di ieri e meno di domani", era venuto da schifo ma carico d'emozioni. Il giorno dopo del mio ritorno a casa li ho regalati a Matteo, legandoli con forza attorno alla croce che sta sopra di lui. Volevo fargli sapere, se possibile, che molto di quello che sono é dovuto a quello che lui mi ha aiutato ad essere. 

In questi giorni mia moglie vuole rifare la tomba allora sono andato a riprenderlo (lo rimetterò al suo posto appena possibile), toccare quel fazzoletto mi ha fatto uscire tutte le emozioni che tenevo dentro  da un pò, ho pianto come non facevo da parecchio tempo. Mentre toccavo la stoffa consumata mi sembrava di accarezzarlo, di stringerlo vicino a me.
Ho alzato lo sguardo e in un cielo nuvoloso, ne ho vista una che la mia fantasia ha deciso assomigliare ad un lupo, proprio come Akela. Mi sono chiesto se era vero o era la mia fantasia ed in quel momento é uscito solo per un attimo il sole che dalle spalle mi ha accarezzato il collo come un sorriso.

Alberto (adesso parlo anche da solo) direbbe -E' solo casualità- e sono convinto che abbia ragione, ma per un attimo ho immaginato che fosse il suo modo di dirmi che mi é vicino, mi sono messo a ridere e mi é scappato da canticchiare.

domenica, settembre 09, 2007

Quello che dice activemax è proprio quello che vorrei, ma purtroppo non ci sono ancora riuscito.

Per ora mi accontento di questo
http://primo-branco-ts.splinder.com

sabato, giugno 02, 2007

La mia storia nasce un 10 gennaio, dopo molti mali di testa scopriamo che è un tumore. Pugno allo stomaco ma non voglio avere tempo per pensarci, si inizia subito con andare dal migliore che per fortuna è vicino a casa. Dicono che opera l'inoperabile è infatti tutto va al meglio, grande fiducia grande speranza non si sa ancora cos'era esattamente l'unica preoccupazione è che l'operazione lo rendesse invalido in un modo o in un altro, quando si tocca il cervello  non si sa mai. L'operazione non lascia strascichi "è perfetto come prima", 15 giorni di attesa in cui lui è al centro di tutto, non provo un eccessiva ansia alla risposta, il mio cervello non pensa nemmeno che ci sia qualcosa di malato in un bimbo così bello così amato. Poi arriva la sentenza, la peggiore, é devastante, ma non sarà l'ultima, è di quelle a cui la domanda successiva può essere solo "quanto?" anche se tutti si premurano di dirti immagino senza crederci troppo che ogni caso può essere diverso.
Io non sono credente ma entro in chiesa ugualmente una prima volta, non chiedo niente.
Poco tempo dopo inizia la terapia, internet mi spiega bene cosà accadrà, tutti sperano, io lo so già. La terapia fallisce, è necessaria un altra operazione d'urgenza e a questo punto la caduta diventa precipitosa.
Rientro in chiesa e questa volta chiedo, chiedo che se non c'è scelta mi lasci senza soffrire.
Sono passati 4 anni da quel momento, si sono giorni che mi piego dal dolore, ci sono giorni che sono come anestetizzato, ci sono anche giorni sereni, ma non mi sono mai sforzato di togliermi questo dolore che provo, forse non voglio "guarire" da tutto ciò, forse continuare a star male mi aiuta a sentirlo ancora qua con me, forse rifarmi una vita sarebbe accettare che non c'è più.
La testa capisce tutto questo, capisce è sbagliato, riconosce quello che è accaduto e anche quello che dovrei, potrei, vorrei fare, ma la pancia è più forte...
quando mai terminerà tutto questo?

giovedì, aprile 26, 2007

se ti manca uno a cui dare un pugno,
se non puoi scavare a mani nude la terra per riprenderti ciò che è biologicamente tuo,
se non puoi scalare una montagna per riprenderti l'aria di cui hai bisogno,
se non puoi sprofondare negli abissi per vendicarti del mostro che ti ha tolto la tua ragione di vita

cosa ti rimane ...

l'impotenza, la solitudine ma soprattutto la rabbia
la rabbia di non aver potuto fare il miracolo

martedì, aprile 24, 2007

Specchio

specchio specchio delle mie brame
specchio convesso specchio concavo
specchio dell'anima
specchio deformante
specchio ustore
specchio grande
specchio piccolo
specchietto
specchietto per le allodole
specchietto per il trucco
specchietto retrovisore

Di specchi grandi e piccoli c'è ne sono di tutti i tipi ma quello retrovisore dell'auto ha colpito la mia immaginazione.
La prima volta che ho un suo ricordo era un giorno di molti molti anni fa, ero in una A112 tutto rigido come un manico di scopa e un pò preoccupato (mmhhh forse ero terrorizzato ma non voglio ammetterlo).
Mi siedo, sistemo lo specchietto retrovisore in modo che sia centrato sul lunotto posteriore e chi ti vedo dietro ... si era proprio lui l'INGEGNERE. Un omone arrabbiato, viso scuro, un sacco di carte in mano, si era lui, quello che avrebbe deciso sulla mia vita o la mia morte. Forse a pensarci ora non era proprio così tragico ma in quel momento poteva sembrarlo, forse non era arrabbiato, forse non era neanche un omone, forse aveva solo sonno, forse...
-Vada- lo sguardo corre dallo specchietto destro a quello sinistro, freccia, freno a mano, frizione marcia e via. La macchina va, -Destra, Sinistra, Avanti- adesso lo sguardo vuole andare allo specchietto retrovisore, come sarà la sua faccia sconsolata, soddisfatta... che faccio guardo o non guardo ... se guardo e mi chiede perchè ho guardato visto che non c'era bisogno? e se non guardo e mi dice che bisogna usare lo specchietto? Che faccio? Mi butto guardo, -ehi ma che fai? stai scrivendo scarabocchi sulla carta e non stai neanche attento a come guido?- -Come io mi faccio tutti questi problemi e tu non mi degni di uno sguardo, adesso ti guardo fisso e aspetto che alzi lo sguardo!- ma questo non accade -va bene si fermi, arrivederci avanti il prossimo-. -Ma che razza di... ma sono questi i modi di ...-  -uffa ma allora tutto quello che i avevo immaginato, la sfida che avremmo avuto e finita tutto in un Avanti il prossimo?-
Eh si caro specchietto la nostra prima volta è stata proprio una delusione.

lunedì, aprile 23, 2007

Come stai?

Come stai?

Non ho voglia di rispondere ai "come stai",

perchè mi fa mettere davanti al mio malessere che invece cerco in tutti i modi di filtrare, di tenere basso;

preferisco

"fare surf sulle emozioni che riesco ancora ad avere"

sperando che la tempesta che sempre è arrivata e quasi sicuramente sempre arriverà,

ritardi più possibile.


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